Abbigliamento dei collaboratori e accoglienza, ecco alcuni consigli

di Nicola Montuori · 10 Febbraio 2019

Nei miei tanti anni di esperienza, a oggi ne sono 37, ho incontrato migliaia di piccoli e medi imprenditori all’interno delle proprie attività commerciali. Quasi tutti hanno dei collaboratori preposti alla vendita e quindi all’accoglienza di chi è già o sarà loro cliente. Come detto nel precedente articolo assumono un ruolo che può fare la differenza in termini di fatturato.
Non ho la presunzione di pensare che basterebbe leggere questo articolo e mettere in pratica ciò che consiglierò: l’arte dell’accoglienza è materia fondamentale e per questo merita un percorso formativo ben più approfondito. Tuttavia alcuni consigli pratici sull’abbigliamento e l’accoglienza appunto, risulteranno molto utili. E non solo per i collaboratori, ma anche (o soprattutto) per i “titolari”.

L’abbigliamento. E’ sicuramente uno dei fattori più importanti. Se entro in un negozio di abbigliamento ad esempio, vorrei incontrare personale che veste gli abiti che il negozio propone e comunque in linea con ciò che vende. Quindi se entro in un negozio che vende abiti di lusso non vorrei mai vedere una commessa con jeans e scarpe da ginnastica, al contrario se entro in un negozio giovanile stonerebbe alquanto vedere una graziosa e tirata signorina in tailleur.
Ci sono poi settori specifici dove è sacrosanto dovere indossare abbigliamento “d’ordinanza” come ad esempio i ristoranti. Spesso però molti ristoratori in alcuni periodi di grande lavoro assumono giovanissimi che oltre ad avere pochissima esperienza non vengono adeguatamente preparati all’abbigliamento e non è difficile vedere ragazzi e ragazze vestiti chi in un modo chi in un altro. Un pantalone o una gonna dello stesso colore per tutti e una semplice camicia bianca dovrebbe essere l’abbigliamento giusto.
L’abbigliamento dei nostri collaboratori (e il nostro) è un aspetto dal quale non si può prescindere: le prime impressioni che i clienti si fanno, passano anche o soprattutto dal fattore estetico di chi incontrano.

L’accoglienza. Inutile dire quanto c’è da migliorare in questo! Ne ho viste tante di situazioni bizzarre, da chi non alza nemmeno lo sguardo quando entri a chi non ti risponde quando saluti, da chi ti dice ciao anche se hai almeno 40 anni di più a chi continua a smanettare il suo smartphone.
Quando entro in un negozio, qualunque esso sia, mi aspetto una calorosa accoglienza. Un sorriso, un saluto, una parola gentile sono le cose che qualsiasi persona si aspetta quando entra in un negozio e fanno la differenza. Il cliente vuole sentirsi considerato, coccolato. Se ospitiamo qualcuno a casa nostra lo accogliamo nel migliore dei modi, figuriamoci chi molto probabilmente è lì per acquistare. Come dicevo ho vissuto migliaia di volte questa fase entrando per lavoro e non in centinaia di attività commerciali. Pochi giorni fa ad esempio sono entrato insieme a mia moglie in una concessionaria d’auto, ci siamo stati per cinque minuti a girare tra le auto esposte e nessuno dei preposti alle vendite si è avvicinato. Ovviamente siamo andati via e…non sarà il caso di avvisare il titolare di rivedere come si comportano i propri venditori?

Pochi esempi, pochi consigli ma che possono contribuire a migliorare l’esperienza che i nostri clienti vivono quando entrano nelle attività commerciali. Anche perché non c’è una seconda possibilità per fare una buona prima impressione…

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Nicola Montuori

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