Deliri da paranoia: le manie di persecuzione

di Dott.ssa Rachele Falcone · 9 Febbraio 2020

I paranoici per propria natura non si fidano mai di nessuno, immaginano che gli altri abbiano sempre cattive intenzioni e secondi fini nei loro confronti; pertanto, molto di rado e comunque difficilmente riescono ad instaurare legami affettivi intimi con confidenze e fiducia reciproca. In buona sostanza, un paranoico nei fatti realizza le sue percezioni perché a causa del suo comportamento effettivamente tutti cominceranno ad evitarlo, giudicarlo, avere pregiudizi ed isolarlo perché c’è in lui “qualcosa che non va”.

Una persona paranoica assalita dalle sue mille paure e perplessità verso il mondo là fuori nello specifico può: difendersi (evitando tutti e tutto), attaccare (sia a parole che gesti) o delirare (verso qualcosa o qualcuno di inesistente). A proposito di delirio, in alcuni casi la paranoia del soggetto sfocia in una vera e propria mania di persecuzione: la persona si sente minacciata da un presunto nemico che trama alle proprie spalle, delira convinto di essere pedinato oppure vittima di complotti, in pratica costruisce nella propria mente una realtà dalla quale sente di doversi difendere quando invece è solo pura follia.

La Terapia Breve Strategica si avvale, nel caso del trattamento delle manie di persecuzione, di modalità di intervento studiate sulla paranoia, quindi una terapia complessa e fantasiosa con strategie calzate sulla percezione del paziente.

Il caso che vi presento è quello di un infermiere di cinquant’anni, che venne nel mio studio accompagnato dalla moglie. Al colloquio conoscitivo l’uomo mi raccontò, con grande tormento emotivo e a tratti tra le lacrime, che nell’ospedale in cui lavorava si era sparsa la voce di tagli del personale, e quindi di licenziamenti  in più reparti della struttura da lì a breve. L’uomo si era convinto che in realtà quella fosse una strategia per giustificare soltanto il suo imminente licenziamento e non anche quello di altri dipendenti, perché durante una riunione sindacale lui si era permesso di esprimere le proprie lamentele circa la gestione dei turni di lavoro. In pratica, nella mente del mio paziente si era insinuato il dubbio che i suoi superiori lo stessero perseguitando allo scopo di “liberarsi” di lui in ogni modo e, non potendolo semplicemente fare perché poco giustificabile, avevano inventato gli esuberi di personale.

L’uomo era disperato sia per se stesso (perché amava molto il suo lavoro) sia per la sua famiglia, che dipendeva economicamente solo dal suo stipendio. Inoltre, dal momento in cui aveva iniziato a percepire questa persecuzione nei suoi confronti era entrato in un terrificante circolo vizioso di pianti e lamentele: non parlava d’altro, e più i suoi cari e superiori tentavano di rassicurarlo più lui si convinceva che in realtà gli stessero solo indorando la pillola.

Il parlarne come tentata soluzione amplificava enormemente la sua percezione, e ormai il suo cervello era cascato in un tranello cognitivo che gli impediva di vedere oltre. In questi casi sono importanti il supporto terapeutico e quello della famiglia, perché essenziale diventa agire non disconfermando la verità di cui la persona è certa ma spingendola a scoprire, nel caso specifico quando e con quale modalità il licenziamento sarebbe avvenuto. Ovviamente il mio paziente doveva, e questo è un lavoro di ristrutturazione cognitiva e di comunicazione, riprendere il controllo emotivo e far calmare le acque intorno a sé; soltanto così il “nemico” si sarebbe sentito tranquillo di continuare a tramare alle sue spalle, e alla fine sarebbe uscito allo scoperto.

La strategia terapeutica delle manie di persecuzione si basa sul far comprendere alla persona che, se cerca volontariamente il proprio nemico anziché sfuggirgli, finirà per non trovarlo nella realtà in quanto esiste solo nella sua testa. Va sottolineato che, come prescrizione, l’uomo avrebbe dovuto monitorare l’intera situazione attorno, ossia trovare le prove che sarebbe stato effettivamente licenziato e portarle alle sedute via via successive: osservare, annotare su un foglio e discuterne con me per vedere esattamente come il “nemico” si stesse muovendo nei fatti.

Alla fine, l’osservazione diretta portò alla consapevolezza che in realtà nessuna persecuzione fosse in atto, alcun complotto stesse avvenendo né il temuto licenziamento arrivò.

 

Per informazioni e chiarimenti potete contattarmi al 3466889000

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Dott.ssa Rachele Falcone Psicologa e Psicoterapeuta
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