Io che non sogno mai

di dr. Tommaso Occhionero · 26 Settembre 2018

Io che non sogno mai, questa notte ho sognato e ripercorso la mia vita.

Un’infanzia serena, una famiglia unita e decorosa. Alla scuole elementari la maestra mi dice che sono svantaggiato perché parlo albanese: ma lei signora maestra quante lingue parla? L’italiano! E dovrei essere io lo svantaggiato che di lingue ne parlo due?

 

Il liceo a Termoli con in classe tutti i figli della Termoli bene e lì divento “quello di Campomarino”. Orgoglioso, deciso, cerco di emergere, non senza fatica fra quelli con più vantaggi di me. Con le unghia e con i denti mi porto avanti e penso che mi sarei occupato di politica da grande e quindi mi sarei orientato su Scienze Politiche all’università.

Ma una passione rimossa, stimolata da una persona di famiglia torna a galla prepotentemente: perché non fai Medicina?

 

Tutto cambia. Università di Bologna facoltà di Medicina e Chirurgia. Nel corso degli studi la decisione di restare all’università fino a quando non sarei stato pronto, con cognizione di causa, a “mettere le mani addosso” alla gente: dall’università non si esce medici se non ci metti del tuo.

 

Il mio tutor in clinica crede in me, mi dà fiducia incondizionata da subito,  consentendomi di fare pratica a buoni livelli già prima della laurea: determinazione e sicurezza sono le mie “armi”. Laurea e internati in clinica sempre gratuiti, contestualmente alle specializzazioni. Ringrazierò per tutta la vita il mio tutor per aver creduto in me.

 

Rimango all’università ancora per anni ma nel frattempo coltivo anche la mia attività professionale esterna che cresce sempre più. Quando finalmente mi propongono una borsa di studio, all’epoca di 30 milioni l’anno, rispondo con orgoglio che dovevano pensarci prima perché nel frattempo faccio già il medico del carcere di Rimini, il medico sulle ambulanze, il medico prelevatore, e la medicina del lavoro e guadagno già tre volte tanto!

 

Mi sento pronto e spicco il volo. La mia attività professionale in Emilia Romagna cresce e poi mi sono fatto una promessa, tornare in Molise solo quando non avrei dovuto chiedere e ringraziare nessuno per un lavoro. Così ho fatto, prendo l’incarico di  guardia medica in Molise quando i miei punti in graduatoria erano talmente tanti da permettermi di scegliere anche la sede.

 

Per tanti anni, turni di guardia medica in Molise, medico di guardia nel Carcere di Rimini, Clinica Universitaria che comunque non avevo abbandonato e quando smontavo dalle guardie andavo nelle aziende a fare il medico del lavoro.

 

Se ci penso, non so per quanti anni non ho dormito due notti consecutive nello stesso letto, anche se spesso il dormire era un eufemismo, dovevo solo sperare che i turni non fossero terribili per poter lavorare poi nelle aziende di giorno.

 

La traduzione di tutto questo….non mi ha regalato niente nessuno. Del resto non avendo precedenti familiari del settore, ho dovuto fare tutto da solo. Nel giro di pochi anni divento in Emilia Romagna uno dei medici del lavoro con più aziende e decido di voler fare questa attività anche in Molise. Mi appoggio a dei laboratori privati per qualche anno e poi parte un altro sogno.

Perché non una mia struttura? E così apre Progetto Salute in Romagna. Cresce anche l’attività in Molise e quindi un’altra struttura, quella più importante “Progetto Salute Termoli”.

 

Il 2004 è l’anno dell’apertura, scelgo di avere al mio fianco una giovane collega, la dottoressa Daniela Terpolilli, alla quale al  primo incontro dico testualmente: cerca di diventare la mia fotocopia e ti sei sistemata per la vita! Mi segue e diventa nel tempo anche più brava di me, è ancora al mio fianco come vice direttore sanitario, di quella che ormai è una solida realtà, “Progetto Salute” la mia creatura. Tecnologie all’avanguardia, 150 specialisti e tanto altro. Senza i miei validi collaboratori non sarei andato da nessuna parte e quindi li ringrazio tutti per la dedizione e per l’amore verso il mondo “Progetto Salute”

 

Progetto Salute oggi  è il mio vanto, il mio orgoglio, la mia attività imprenditoriale più importante, perché devi diventare anche un po’ imprenditore se vuoi ottenere risultati, questo però non ha mai intaccato la mia passione e volontà di fare il medico. Continuo a visitare personalmente circa 5000 persone all’anno. La mia professione è costellata di sacrifici, ma non cambierei una virgola di quello che ho fatto.

 

Vivo appieno le mie passioni, il mare, la montagna, i viaggi, gli amici e le persone che amo: non è sempre facile ma ne vale la pena.

 

Ho un solo struggente rimpianto, la persona che più credeva in me e alla quale devo tutto quello che sono, non ha potuto vedere niente di quello che sono riuscito a costruire, se n’è andato prima e troppo presto. So che mi vede lo stesso e mi ha sempre accompagnato da lassù.

Grazie a mio padre.

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