L’ipnosi come terapia

di Dott.ssa Rachele Falcone · 11 Agosto 2019

Nel pensiero comune, l’ipnosi è vista come una pratica teatrale in cui il malcapitato incosciente è portato a fare le cose più assurde e ridicole; ciò determina nelle persone scetticismo nei confronti del processo ipnotico. Il mio intento oggi è sfatare questo falso mito e questa credenza. Il ruolo dell’ipnotizzatore non è certo quello di effettuare magie o chissà quali azioni per suscitare la persona che comunque resterà cosciente per tutta la seduta, bensì di aiutarla ad avere accesso volontario e consapevole a risorse non disponibili in condizione di normalità ma tuttavia sperimentabili da ciascuno di noi. Infatti, ogni persona circa ogni novanta minuti al giorno sperimenta stati di “fuga” dalla realtà di cui non è pienamente consapevole: un esempio è quando, pur continuando a fare delle cose, la mente vaga e solo dopo ci rendiamo conto del tempo che intanto è passato.

Pochi sanno che il cervello è “letterale”, nel senso che parole, pensieri e immagini vengono recepiti dal cervello come istruzioni; esso inoltre non distingue tra realtà e fantasia, per cui immaginare e fare per la nostra mente sono la stessa cosa. Premesso questo, se io ora vi chiedessi di chiudere gli occhi pensando al luogo in cui più vi sentite a vostro agio, e di percepire la sensazione di benessere fisico che provate nell’essere lì, vi rendereste conto che per il corpo quelle sono sensazioni reali pur non essendo fisicamente lì.

In ipnosi si guida l’altro alla creazione di rappresentazioni mentali capaci di modificare le percezioni e l’agire spesso disfunzionale del paziente, permettendo l’autogestione di ansia e dolore. Si insegna alla persona una modalità di auto-aiuto, e quindi il paziente diventa parte attiva in un suo personale processo di cura. Bisogna tuttavia sottolineare che il funzionamento della seduta di ipnosi, è possibile solo dopo che si sia instaurato un rapporto di fiducia tra il soggetto e il terapeuta ipnologo.

La Terapia Breve Strategica utilizza inoltre la comunicazione ipnotica senza trance per aiutare il paziente a modificare comportamenti disfunzionali alla base di patologie di varia natura (ossessioni, compulsioni, dipendenze, traumi). La tecnica ha applicazioni non trascurabili anche nell’influenzare la soglia del dolore in soggetti che, affetti da traumi prettamente di tipo fisico (come fratture, dolori cronici e acuti invalidanti), si sottopongano all’ipnosi per gestire meglio il dolore stesso.

Un caso a dimostrazione dell’utilità dell’ipnosi nel quotidiano viene da una mia paziente che, ad una delle sedute di terapia in cui io la seguivo per trattare un disturbo ossessivo – compulsivo, si presentò con un fortissimo mal di testa. Appena fece ingresso nel mio studio e senza che parlasse, subito i tratti del suo viso e il suo colorito mi fecero capire quanto fosse sofferente, e addirittura mi confessò che a causa di quell’emicrania lancinante era stata quasi tentata di disdire il nostro appuntamento. Io le chiesi se volesse aiuto ad alleviare il dolore, quindi cominciai a farle descrivere cosa stesse provando: la donna sentiva come un cerchio d’acciaio a stringerle la testa, e il fastidio l’attanagliava già dal giorno prima. Così la portai con molta calma e tranquillità a rilassarsi e immaginare, ad occhi chiusi, che questo cerchio inizialmente grigio, lucente e freddo pian piano venisse raggiunto dal calore emanato dalla sua testa, tanto da ammorbidirlo fino a farglielo percepire come una plastica modellabile che lentamente si sciogliesse e cominciasse ad evaporare nell’aria, allentando la presa sulle sue tempie.

Questo processo fatto di immagini mentali che il terapeuta con l’ipnosi suscita nel soggetto è lento e calmo; nel caso specifico, in quindici minuti portai la paziente a rilassarsi totalmente e poi a visualizzare fisicamente qualcosa che modificò nei fatti il suo sentire. La donna infatti recuperò presto la serenità, tanto che pure i lineamenti del suo volto mi apparvero subito più rilassati e le vidi comparire un certo colorito di benessere. La nostra seduta poté così proseguire miratamente alla problematica ossessiva per la quale realmente noi avevamo appuntamento, perché adesso quel mal di testa invalidante era sparito. Vi sottolineo che il trattamento del dolore è contemporaneamente una delle applicazioni più comuni dell’ipnosi e “semplici” da mettere in pratica.

 

Per qualunque chiarimento o informazione in merito, potete contattarmi al 3466889000

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Dott.ssa Rachele Falcone Psicologa e Psicoterapeuta
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