Psicoterapia nel riconoscimento della personalità narcisista

di Dott.ssa Rachele Falcone · 6 Gennaio 2020

Il narcisismo è un disturbo della personalità in cui la persona ha un ego smisurato, di conseguenza una percezione di sé ingigantita e maestosa. Il narcisista pone se stesso al centro di tutto, non mostra il minimo interesse per le esigenze e i bisogni altrui, non è per questo in grado né vuole mettersi nei panni dell’altro, non chiede mai scusa, non è empatico ma addirittura invidioso dei traguardi raggiunti dagli altri.

In psicoterapia, il disturbo narcisistico di personalità si raffigura con un comportamento disfunzionale del soggetto e incentrato solo e soltanto su di sé, sia nelle mente che nelle azioni e relazioni sociali. Per esempio, il narcisista reputa inaccettabile dover rispettare il turno alle poste, al supermercato oppure al ristorante perché si crede in diritto di pretendere e ricevere la precedenza. Inoltre, il vedersi perfetti esige perfezione anche dalle persone vicine: un uomo narcisista si accompagna solo ad una donna che sia sempre in forma, ben vestita e curata (e, qualora questa non lo sia, le impone tale rigore); non di meno si aspetta che i propri amici e familiari lo lodino, esaltino e confermino il suo credersi speciale.

La persona affetta dal disturbo narcisistico si rende conto di avere un “problema” non tanto per il narcisismo quanto perché alla lunga, nonostante la percezione di sé quale essere fantastico e superiore, si sente triste, insoddisfatto e abbandonato da tutti. Lo psicoterapeuta, quindi, si trova inizialmente davanti un soggetto insofferente e depresso che scopre però, al colloquio conoscitivo, essere una persona poco sensibile e molto egocentrica.

Il caso che vi presento è quello di un ragazzo di 25 anni studente di giurisprudenza, che inizialmente venne in terapia per elaborare un problema relazionale. In particolare, durante il colloquio egli mi raccontò di essere stato lasciato dall’ultima fidanzata per motivazioni che replicavano le stesse di tutte le altre sue storie finite male perché, mi disse, le ex non accettavano il suo modo di agire e lui non riusciva a capire. Indagando bene, emerse che il ragazzo aveva problemi anche nel rapporto con i suoi genitori e la sua unica sorella maggiore, che tra l’altro lo reputava un ragazzo viziatissimo.

Il mio paziente si descriveva come un tipo gentile e accondiscendente, che però aveva avuto la sfortuna di incontrare sempre persone insoddisfatte e lamentose. Nei suoi confronti si lamentavano del fatto che volesse sempre decidere tutto anche per gli altri, e fare ogni cosa con i propri tempi e modi. Non pensando affatto che forse fosse proprio lui a sbagliare, si limitava anzi a sottolineare con un tono alquanto di superiorità che il suo voler decidere e imporsi fosse dovuto unicamente al fatto ch’era una persona estremamente determinata e pragmatica.
Da buon narcisista, il ragazzo ribaltava il senso dei suoi ovvi difetti facendoli apparire come pregi incompresi proprio perché contemplava solo il suo punto di vista e i suoi interessi, da sempre abituato a sentirsi una persona particolarmente eccezionale a cui tutto era dovuto.

Come ben si può comprendere, questo è un tratto di personalità forte e rigido e come tale modificarlo richiede una terapia lunga, nello specifico del caso 11-12 mesi con due incontri mensili. Lo scopo terapeutico è decentrare l’attenzione del paziente dai propri unici bisogni, facendogli riconoscere che gli altri hanno pari dignità e proprie necessità cui dare spazio, con la capacità di ammettere i propri sbagli e quando necessario chiedere scusa.

Per informazioni e chiarimenti potete contattarmi al 3466889000
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Dott.ssa Rachele Falcone Psicologa e Psicoterapeuta
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