Tempo d’estate: tempo di allergia agli insetti

di Dott.ssa Maria Laura De Cristofaro · 31 Agosto 2020

L’estate è la stagione più amata per la sua luce,il clima caldo e soleggiato, le vacanze al mare o inmontagna,la vita all’aperto. A volte però, proprio lo stare molte ore fuori casa, ci espone alle fastidiose punture degli insetti, soprattutto zanzare e moscerini, che al massimo possono provocare reazioni locali estese o, se infette, linfangiti.
I problemi possono insorgere quando gli insetti pungitori sono api o vespe, perché nei soggetti allergici possono indurre reazioni avverse temibili, fino allo shock anafilattico. Spesso ci capita di leggere sui giornali di persone che hanno perso la vita per questo motivo e ci chiediamo cosa sarebbe opportuno fare per evitare che capiti anche a noi.

Per fortuna,l’allergia al veleno degli Imenotteri ( così si definiscono questi insetti), non è mai un fulmine a ciel sereno. C’è una certa progressione nella gravità dei sintomi. Il 5-15% dei pazienti che accusano sintomi severi, avevano già avuto reazioni locali estese. A sfavore gioca anche la frequenza con cui si viene punti, perché minore è l’intervallo di tempo, maggiore è la probabilità di avere una reazione grave.

Gli imenotteri comprendono due famiglie: apidi (api e bombi) e vespidi (vespe, polistini, calabroni). Le api si differenziano dalle vespe per il pungiglione che si presenta seghettato, in grado cioè di uncinare la cute punta, con la conseguenza di provocare la morte per eviscerazione dell’insetto, quando cerca di volare via. Esse sono meno aggressive delle vespe e pungono se vengono violati i loro invisibili corridoi di volo.

Le vespe, sia i gialloni che costruiscono i nidi sottoterra sia i polistini, riconoscibili perché più piccoli e usi a costruire i loro nidi opalescenti sotto grondaie e balconi, unitamente ai calabroni hanno il pungiglione liscio con cui possono pungere più e più volte, il corpo privo di peluria e sono più aggressivi delle api. Inoltre i calabroni hanno attitudine al volo notturno e possono pungere anche di sera. Di solito fanno il nido nei tronchi cavi degli alberi e nei camini.
Quando un soggetto allergico viene punto, può insorgere una reazione di lieve entità, locale o locale estesa se supera i dieci centimetri di diametro, ma può verificarsi una reazione più grave come un’orticaria diffusa associata a prurito e senso di calore ingravescente. Quando compare difficoltà respiratoria, nausea e vomito, perdita di coscienza per caduta della pressione sanguigna siamo di fronte ad un episodio di shock.

Ai primi segni di malessere, bisogna allertare il 118 o recarsi presso il primo presidio sanitario disponibile, che sia il Pronto Soccorso, ma anche l’ambulatorio di un medico o una farmacia. Di solito, tra la puntura e l’insorgenza di sintomi fatali intercorrono circa 20 minuti che possono rivelarsi preziosi per salvarsi la vita. E’ necessario, successivamente ad una qualsiasi reazione allergica, rivolgersi all’allergologo per le indagini diagnostiche e le cure del caso che, nei casi gravi, prevedono l’immunoterapia desensibilizzante, detta comunemente vaccino, capace già dopo le prime somministrazioni, di proteggere il paziente dalla morte. Inoltre, l’allergologo fornirà all’allergico dei farmaci da usare nell’immediatezza di una puntura, in primis l’adrenalina autoiniettabile, un vero salva-vita.

Per prevenire le punture bisogna evitare di indossare abiti dai colori sgargianti o neri e troppo ampi. Meglio Il bianco o il beige. Evitare profumi intensi. Se si mangia all’aperto, attenzione ai cibi esposti e alle lattine contenenti soft drinks. Cercare di evitare la vicinanza con fiori o frutta matura. Evitare di spostare o toccare pezzi di legno o tronchi. Coprirsi bene quando si fa giardinaggio con guanti, cappello e pantaloni lunghi. In auto è meglio tenere i finestrini chiusi.  Se si scoprono nidi vicino casa è meglio chiamare i vigili del fuoco ed evitare il fai da te. Se nonostante tutte le precauzioni si viene circondati da imenotteri, bisogna evitare i movimenti bruschi e non perdere la calma perché questi insetti percepiscono l’involontaria emissione di ormoni di allarme e
diventano più aggressivi.

Dott.ssa Maria Laura De Cristofaro
Servizio di Allergologia Ospedale San Timoteo

 

                                                                 

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